Cronologia di Luigi Sacco
1916, nasce l'ufficio crittografico italiano
1915 la missione al G.Q.G.F. di Chantillyquesta pagina1919 Direttore dell'Officina

Dal quaderno di appunti di Luigi Sacco (1916)
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Nella primavera-estate del 1916, vista l'insoddisfacente collaborazione dei francesi a livello crittografico, il col. Odoardo Marchetti, che diventerà in seguito capo del Servizio Informazioni dello Stato Maggiore dell'Esercito, incaricò il cap. Luigi Sacco dell'istituzione di un reparto crittografico presso il comando supremo; l'obiettivo era di poter decrittare i crittogrammi austriaci e tedeschi che venivano intercettati dalla stazione R.T. di Codroipo.

Sacco dovette però restare a Codroipo ancora diversi mesi a occuparsi contemporaneamente di radiointercettazioni e di crittanalisi, e solo a fine ottobre 1916, convinti dai primi successi nella decrittazione dei messaggi austriaci, gli alti comandi lo trasferirono a Roma per dedicarsi a tempo pieno alla decrittazione dei messaggi austriaci.

A Roma il suo ufficio era in un palazzo di via Nazionale mimetizzato da ufficio commerciale e Sacco vi si recava in abiti borghesi; non conoscendo il tedesco scelse come collaboratori due irredenti che avevano una buona conoscenza di quella lingua: Tullio Cristofolini di Trento e Mario Franzotti di Gorizia, oltre al poliglotta prof. Remo Fedi. A capo dei radiointercettatori e goniometristi era il cap. ing. Franco Magni.

Sacco aveva una grossa esperienza nel campo della radiotelegrafia, molto più limitata in campo crittografico; ma le sue rilevanti capacità logico-matematiche gli permisero di ottenere in breve tempo risultati eccellenti anche in questo campo.

Per prima cosa volle farsi un'idea del tipo di cifrari usati dagli austriaci e fece ricerche presso il ministero degli esteri per sapere se questo si fosse preoccupato di intercettare le comunicazioni tra l'ambasciata austriaca a Roma e il ministero degli esteri a Vienna. Scoprì che per ordine del ministro Sonnino erano stati effettivamente intercettati un gran numero di telegrammi, poi semplicemente ammucchiati in un deposito dell'ufficio postale di S. Silvestro a Roma.

Ordinata la requisizione immediata di tutto questo materiale, Sacco si mise al lavoro; un grosso aiuto venne dal fatto che gli Austriaci, con una certa imprudenza, avevano pubblicato nell`estate 1915 un libro, il Rotbuch che raccoglieva molti messaggi scambiati tra il ministro degli esteri austriaco Stephan Burian e l'ambasciatore a Roma Karl Macchio nelle settimane precedenti il 24 maggio 1915 (dichiarazione di guerra e conseguente partenza di Macchio da Roma), questo per mostrare al mondo che l'Austria aveva fatto tutto il possibile per evitare la guerra con l'Italia.

Sacco in effetti aveva descritto, parlando in modo dissimulato di un cifrario importante, al par. 111 del Manuale di Crittografia come era riuscito grazie anche ad una grossa ingenuità di un adetto alla cifra, a ricostruire il codice diplomatico austriaco; che si tratti proprio del codice diplomatico lo confermò lo stesso Sacco nell'edizione del 1947 del Manuale, dove aggiunse due paragrafi storici dedicati alle attività del suo ufficio crittografico durante la Grande Guerra, con un riferimento esplicito al par. 111. Questo avvenne quasi certamente nel corso del 1917. Come conseguenza potè decrittare diversi telegrammi che gli Austriaci non avevano inserito nel Rotbuch, probabilmente perché non utili per i loro scopi.(*)

Sul fronte dei messaggi militari Sacco si dedicò con grande energia, passando giorni e notti insonni, alla decrittazione dei messaggi austriaci e poi anche tedeschi(*); il primo successo arrivò nell'agosto 1916 quando il reparto crittografico riuscì a forzare i radiogrammi austriaci durante la battaglia di Gorizia; per citare le sue stesse parole nel Manuale di Crittografia:

Vogliamo solo ricordare il decrittamento del cifrario campale austriaco, nonché del diplomatico, e segnalare quello del cifrario navale di cui le chiavi di sovracifratura cambiavano ogni due settimane al più, e venivano ricostruite, dopo alcuni giorni quelle a tabella, e dopo poche ore quelle a chiave additive. Notevoli risultati si sono ottenuti contro i cifrari tedeschi, a trasposizione semplice e doppia, usati nei settori balcanici e nel traffico del Danubio.

Molto più difficile fu per Sacco convincere i comandi supremi ad abbandonare i cifrari semplici ma poco sicuri (tipicamente il cifrario militare tascabile, variante del Vigenere) che venivano ancora usati dall'esercito. Gli veniva obiettato che i cifrari proposti erano troppo complicati e richiedevano troppo tempo per la cifratura. Solo dopo la disfatta di Caporetto di fronte all'evidenza che i cifrari italiani venivano tranquillamente decrittati dal nemico, ci si decise ad adottarne di nuovi e più robusti.

I successi crittografici valsero a Sacco la promozione a maggiore nell'aprile 1917 e a tenente colonnello per meriti eccezionali nel maggio 1918. Nel giugno 1918 i successi del reparto crittografico diedero un aiuto importante alle battaglie del Montello. Un successo spesso ricordato fu quello della decrittazione dei crittogrammi di Conegliano.

Ma il giugno 1918 fu dolce-amaro per Luigi Sacco: la gioia per la ricordata promozione e per questi successi furono turbate dalla morte del fratello minore Umberto caduto sul Montello nella battaglia del solstizio il 21 giugno 1918 e in seguito insignito della medaglia d'oro al valor militare. A Umberto Sacco sono ancor oggi dedicate una via ad Alba e una via sul Montello (la terza presa in comune di Nervesa della battaglia).

Una volta finita la guerra Sacco si trovò di fronte alla scelta se proseguire la carriera militare o sfruttare l'esperienza acquisita in campo crittografico in altri settori dello stato, ma alla fine la nomina a direttore dell'Officina di trasmissioni dell'arma del Genio sciolse in lui ogni dubbio.



Fonti bibliografiche e collegamenti



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L'episodio è ricordato dallo stesso Sacco nel suo Manuale di Crittografia e poi ne La guerra dei codici di D. Kahn e nel più recente Decrypted Secrets ... di F. L. Bauer X
L`Italia il 24 maggio 1915 aveva dichiarato guerra solo all'Ausria-Ungheria, non alla Germania. Il governo italiano non voleva rovinare i rapporti con la Germania, che pure era alleata dell'Austria; ma alla fine il 28 agosto 1916 arrivò anche la dichiarazione di guerra alla Germania. X
Nel suo taccuino c'è una lista completa dei messaggi del Rotbuch negli ultimi due mesi prima del 24 maggio; di ogni messaggio c'è un breve sunto in italiano e un confronto tra la lunghezza del messaggio in parole e quella del corrispondente cifrato; sono chiaramente i primi passi nell'opera di ricostruzione del codice, purtroppo il taccuino non riporta altro. X